About

Migrare non è un reato [come afferma la legge italiana], ma un percorso di trasformazione della propria vita e del mondo. Migrare è una sfida complessa, determinata da molte cause. Migrare non è [solo] disperazione, ma anche desiderio di conquistare nuovi diritti, esplorare terre e culture differenti, disertare la guerra. Migrare può generare frustrazione o felicità, sogno o incubo, chiusura identitaria o apertura di orizzonti, sfruttamento o ribellione, schiavitù o dignità.

Migrare è un diritto di noi tutt@, cittadine e cittadini del pianeta terra, ma non dovrebbe mai essere un imperativo di sopravvivenza.

¡Yo Migro! è una campagna che vuole avere un carattere affermativo, di espressione delle nuove soggettività che abitano le metropoli globali. Perché per opporsi efficacemente alle leggi razziste, all’ossessione securitaria e alla guerra tra poveri è necessario ripensare linguaggi e pratiche consolidate. La complessità e le contraddizioni delle società trasformate dalla globalizzazione e dalle migrazioni pongono una sfida difficile, resa ancora più dura dalla crisi e dai suoi effetti profondi.

¡Yo Migro! vuole essere un progetto meticcio che costruisce relazioni di reciprocità, fatto da giovani autoctoni e migranti, di prima e seconda generazione, con o senza documenti. ¡Yo Migro! vuole valorizzare le specificità culturali e, allo stesso tempo, metterle in gioco e in discussione. ¡Yo Migro! rifiuta i miti coloniali della purezza etnica e dell’identità nazionale e crede nel potenziale della contaminazione e della condivisione.

¡Yo Migro! vuole superare confini imposti e tenere insieme ciò che il razzismo vuole dividere, quel corpo comune che vive sulla propria pelle la precarietà, la criminalizzazione, la mancanza di libertà.

¡Yo Migro! parte da un’idea dello spazio pubblico autogestito Strike, ma funziona solo se migra in luoghi differenti e crea relazioni meticce, impure, bastarde.